Parto da un’esperienza, quella dell’ultimo corso di formazione che ho portato a termine con una giovanissima ragazza di 18 anni, desiderosa di formarsi e di capire meglio i meccanismi tecnici e, soprattutto, strategici del mondo legato ai social network.
SCENARIO: A CHI ERA RIVOLTO IL CORSO DI PERSONAL E CORPORATE BRANDING
Vi spiego in breve la quinta della situazione: associazione culturale, teatrale. Il corso, nello specifico, è di approfondimento del personal branding applicato al corporate branding. Tradotto in parole semplici: come una persona può, parlando di se stessa sui social e sottolineando le proprie peculiarità e caratteristiche, valorizzare, a sua volta, l’azienda per la quale lavora e portarle beneficio?
La persona alla quale ho fatto il corso ha avviato, durante le ore formative in videocall, un ragionamento interessante che vado a raccontarvi per intero.
La domanda che ho fatto a questa persona era semplice: come fino ad oggi hai valorizzato il brand dell’associazione per la quale lavori attraverso la tua personale presenza social?
Inciso: l’associazione organizza eventi culturali, spettacoli teatrali, laboratori creativi alle porte di Milano. In tempo di pandemia ha declinato il tutto a livello digitale, naturalmente, mentre ora è tornata a fare le cose come si sono sempre fatte in teatro: dal vivo, vivendo, muovendosi nel tempo e nello spazio. Come ci siamo abituati a dire di recente: in presenza.
LE PAROLE DEL CORSISTA: UN BUON PUNTO DI PARTENZA
“Ho pensato molto a questa domanda – mi ha raccontato – e voglio esplicitare il ragionamento che mi ha sempre portato, fino ad oggi, a scegliere con parsimonia e accuratezza, forse troppa, i contenuti del profilo aziendale da condividere sui miei canali social, evitando di condividere tutto e sempre. Dei miei follower, la maggior parte non abita a Milano e dintorni ed è per questo che condividere tutti gli spettacoli in programma potrebbe essere un errore: perchè condividere se poi queste persone non possono recarsi in teatro? Perderei di vista l’obiettivo finale, che è quello di portare le persone in teatro, con un’azione digitale senza senso reale. Rischierei uno “skip continuo” e un totale disinteresse per quello che condivido da parte dei follower”.
Tutto vero. Ma è proprio qui che deve subentrare un pensiero strategico più approfondito. Farsi domande sul proprio target, sulla propria community e sul perché condividere un determinato contenuto o meno è un ottimo punto di partenza. Non bisogna però cadere nella trappola del pensiero “impatanato” del “meglio di no”. Non dobbiamo, quindi, fermarci ad un livello strategico “basic”. Per fare un passo in più, per far sì che una persona che lavora all’interno di una associazione possa valorizzare i contenuti aziendali, dobbiamo farci un’ulteriore domanda: se non posso condividere tutti gli eventi perchè, essendo in presenza, non sarebbero accessibili alla maggior parte dei miei follower, che risiedono fuori Milano, come effettivamente posso valorizzare, al contempo, il mio personal brand e quello dell’azienda? E a questa domanda, va trovata una risposta. Una risposta che non sia: no.

IL MIO CONSIGLIO DI PERSONAL E CORPORATE BRANDING
In questo caso, ho dato questo consiglio: non condividere come se tu fossi un semplice “amplificatore” di contenuti con l’obiettivo di aumentare la copertura del messaggio aziendale (ruolo importante che deve partire però dalla coerenza territoriale tra luogo di attività dell’azienda e residenza della persona e della propria community), bensì come “ambassador dei valori aziendali”. Presentare uno spettacolo, raccontare il perchè sia stato scelto all’interno di una rassegna, raccontare il proprio ruolo all’interno di una associazione culturale e i benefici che vengono raccolti dalla vita in teatro può portare aspetti positivi all’azienda anche “da lontano”: lo spettacolo potrebbe essere portato in altri territori d’Italia e questo favorirebbe il networking con le compagnie teatrali, per esempio. Ma anche il racconto dei valori aziendali, la loro diffusione anche in luoghi fisicamente lontani può creare interesse, così come l’interesse può riversarsi sul teatro nel momento in cui le iniziative proposte non saranno sempre e solo in presenza ma anche a distanza.
Insomma, i ragionamenti possono essere tanti e ogni persona che lavora in una azienda può, in potenza, essere un fulcro di messaggi importante per il corporate branding.
La cosa fondamentale è scegliere le persone che avranno un ruolo principale in questo processo di corporate branding collegato al personal branding, senza dimenticare che esistono ruoli funzionali che tutti possono svolgere: il ruolo di amplificatore – che condivide i contenuti degli eventi per aumentarne la copertura del messaggio – è uno di questi. Senza dover necessariamente avere un ruolo aziendale preciso: un semplice volontario può svolgere questo ruolo.
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PERSONAL & CORPORATE BRANDING
Che cos’è il Personal Branding?
Jeff Besoz direbbe che il Personal Brand è quello che le persone dicono di te quando esci dalla stanza. Restando fuori dal mondo dei colloqui, il personal brand è quel che tu lasci agli altri attraverso esperienze, pensieri espressi, conoscenze e skills mostrate e messe in pratica, racconti fatti direttamente in prima persona, benefici forniti e recensioni altrui. Insomma, è un grande insieme di percezioni esterne della tua persona e dell’immagine che dai di te stesso.
Che cos’è il Corporate Branding?
Il corporate branding è la costruzione di un marchio aziendale, sullo schema che abbiamo già esposto relativamente al personal brand: benefici, percezioni, utilità, tutto quello che un brand lascia una volta che entra nel mercato.
Come fare Personal Branding su LinkedIn?
LinkedIn è la piattaforma ideale per sviluppare il proprio personal brand. Perchè è ricco di persone potenzialmente interessate alla tua figura professionale, perchè è il luogo ideale dove raccontarsi, perchè è un luogo dove esiste la possibilità di fare e ricevere recensioni utili. Però non è l’unico: su LinkedIn non si costruisce una figura di sè diversa da quella che viene veicolata su altri social. Ci possono essere delle varianti, ma non delle incongruenze di rilievo.